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Uomo e tecnologia

StudioSandon: Ergonomia Cognitiva, Usabilità, User Experience, Interazione Uomo-Tecnologia

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Mi occupo di ergonomia cognitiva e interazione uomo-tecnologia dal 1985, quando la diffusione del personal computer cominciò a far emergere la necessità di affrontare e superarare le difficoltà di comunicazione tra uomo e artefatto tecnologico, con l’obiettivo di migliorare l’efficienza e la soddisfazione d’uso.

Prima del personal computer l’interazione tra uomo e calcolatore elettronico era mediata da tecnici esperti e non c’era mai comunicazione diretta tra utilizzatore finale e computer: il “cervello elettronico” come lo sia chiamava allora era una specie di mostro tecnologico circondato da uno stuolo di ministri e ancelle che avevano la capacità di formulargli le domande ed ottenere le risposte, metafora moderna degli oracoli del passato.

Il Personal Computer (PC), fu una rivoluzione: era qualcosa di abbordabile da un punto di vista economico e direttamente utilizzabile da commercianti e professionisti per velocizzare il loro lavoro in ambiti quali la contabilità, la gestione di magazzino, il calcolo, la scrittura.  Con ritmo travolgente si è passati da sistemi operativi e interfacce utente a righe di comando alle interfacce grafiche ed alla comunicazione basata sulla metafora della scrivania sino alla interazione tramite gesture (allarga/stringi/ruota/sposta/…) sia su dispositivi touchsreen che contactless.

Parallelamente, lo sviluppo dei sistemi a microprocessore nel campo della elettronica di consumo ha portato alla trasformazione degli elettrodomestici (lavatrici, televisori, riproduttori musicali) in oggetti di più o meno grande complessità con cui l’utente deve in qualche modo “dialogare”.

Gli utenti delle interfacce possono appartenere a varie “generazioni” (Baby boomers, Millenials, nativi digitali, …) e comunque condividono caratteristiche ed esigenze comuni rispetto ai pradigmi della ergonomia cognitiva (formazione di modelli concettuali, focus dell’attenzione, memoria).

Il ruolo dell’ergonomo cognitivo è sempre quello di rendere il più naturale possibile la comunicazione tra uomo e artefatto tecnologico, migliorando l’esperienza d’uso (UX, User Experience) dell’utilizzatore e rendendo più efficiente l’utilizzo della tecnologia sia in ambito domestico che in ambito lavorativo

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(c) StudioSandon –  ECOingegneria

Info/contatti:
Erberto Sandon
Ergonomo Europeo Certificato
Via Provinciale Nord 12/1, 40050 Castello d’Argile (BO)
Tel. 051-976081 , Cell./SMS/Whatsapp/Telegram 327-5419461
email StudioSandon

 

Ergonomia del software

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A dispetto della crescente diffusione di sistemi tecnologici interattivi  l’attenzione posta dai progettisti riguardo ai problemi legati alle difficoltà di interazione da parte degli utenti appare scarsa ed inadeguata. Non solo le persone non più giovanissime ma anche nuovi e freschi utenti possono trovare notevoli difficoltà ad utilizzare oggetti tecnologici quali telefonini, lettori mp3, televisori. La stessa difficoltà è sovente sperimentata dagli utenti di programmi e applicazioni (le note App), siano essi fruibili su internet o come programmi installati. L’attenzione è concentrata sulle funzionalità offerte (più sono tanto meglio) che spesso sono inutili ed appesantiscono l’interazione ed il carico cognitivo. Nascono così oggetti che anziché rispondere e soddisfare bisogni dell utente ne inducono di nuovi.
Figure professionali come l’ergonomo cognitivo sono a disposizione delle aziende che progettano e realizzano dispositivi e software, ma non vengono coinvolti in modo sufficiente ed adeguato. Il coinvolgimento dello specialista in interazione uomo-macchina (HMI, human machine interaction) ed in progettazione centrata sull’utente (UCD, user centered design) dovrebbe avvenire fin dall’inizio, in fase di redazione delle specifiche di progetto, ed accompagnare ogni fase di sviluppo ai vari livelli organizzativi. Anche interventi propedeutici di formazione (di manager, progettisti e sviluppatori) sono da considerare fondamentali nel successo di prodotti più ergonomici, più semplici da usare, in grado di garantire la massima soddisfazione del cliente ed utente finale.
 

La frustrazione dell’utente
Uno degli aspetti più negativi di un programma non adeguatamente ergonomico è la pesante frustrazione del utente durante il suo utilizzo. Difficoltà di accedere alle varie funzioni, non intuitività della interazione, tempi di attesa non congrui, assenza di adeguato feedback, mancata aderenza a standard ed assenza di un robusto modello concettuale sono solo alcuni degli aspetti negativi che decretano la scarsa ergonomia  del software e la grande insoddisfazione dell’utente.
Il danno arrecato all’utente per effetto di una mancata ergonomia del prodotto software è sovente sottovalutato, e va dalla perdita di tempo, al danno economico e oltre, sino a pesanti ricadute a livello di stress lavoro-correlato, la cui valutazione è ora inserita nel D.Lgs. 81 sulla sicurezza del lavoro.

Semplici ed intuitive
La interfacce ergonomiche di una applicazione software devono risultare semplici ed intuitive, in modo da garantire adeguata trasparenza verso il lavoro da svolgere, senza invischiare l’utente nei meccanismi interni della soluzione applicativa. Ma come spesso accade in ambito scientifico e tecnologico la semplicità è difficile da perseguire e realizzare.  L’ergonomo cognitivo, studiando i meccanismi della percezione umana e la formazione di aspettative e modelli concettuali, è in grado di aiutare progettisti e sviluppatori di interfacce software ad ottenere prodotti usabili, di facile utilizzo ed efficienti.

Una babele interattiva
Purtroppo la mancata affermazione di uno standard unificato (gli esperti ricorderanno la SAA-CUA di IBM e le sue aspettative di universalità) e la conseguente contemporanea presenza di svariati modelli di interfaccia (Windows, MAC OS X, Gnome, KDE, iOS, Android, ecc.) rendono la comunicazione uomo-dispositivo e uomo-macchina una vera babele. Cambiare tipo di computer o di telefono spesso si trasforma in un incubo con conseguenze devastanti. Per chi è abitauto ad un meccanismo di interazione, il passaggio è spesso traumatico, e questo è tanto più vero quanto più è avanzata l’età dell’utente.

Regole universali
Gli esperti di usabilità e di ergonomia cognitiva hanno individuato una serie di regole che le interfacce devono rispettare per risultare semplici, gradevoli ed efficienti. Le aziende che sviluppano applicazioni software dovrebbero porre adeguata attenzione all’importanza del fattore ergonomico ed alla usabilità del prodotto,  con l’obiettivo di migliorare la qualiltà percepita, la soddisfazione del cliente e quindi assicurarsi un duraturo successo commerciale.

Erberto Sandon , UX engineer, Ergonomo Europeo Certificato (StudioSandon, Metrics)

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Ergonomia cognitiva e sicurezza sul lavoro

ERGONOMIA COME STRUMENTO DI PREVENZIONE NEI LUOGHI DI LAVORO

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L’inosservanza di principi ergonomici, inclusi quelli relativi alla ergonomia cognitiva può avere importanti conseguenze sul piano della sicurezza e della prevenzione del rischio negli ambienti di lavoro. Lo StudioSandon è socio della SIE, la Società Italiana di Ergonomia, e detiene una esperienza più che ventennale nel campo della interazione uomo-macchina.

StudioSandon fornisce consulenze e formazione specifica per gli adempimenti di cui al D.Lgs. 81 (Testo Unico Sicurezza).

ERGONOMIA COGNITIVA NELLA CARTELLONISTICA E NEI SEGNALI DI PERICOLO

I principi della ergonomia cognitiva impongono precise regole da rispettare per una cartellonistica corretta ed efficace.Nella progettazione e nella scelta della  cartellonistica per la sicurezza occorre ad esempio tenere presente fattori fondamentali che influenzano la percezione del segnale di pericolo, quali:
– condizioni ambientali (luce, contrasto, rumore)
– deficit audiovisivi
– condizioni di stress
– interpretazioni errate legate al bias etnico/culturale

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L’inosservanza di principi ergonomici, inclusi quelli relativi alla ergonomia cognitiva può avere importanti conseguenze sul piano della sicurezza e della prevenzione del rischio negli ambienti di lavoro. Lo StudioSandon è socio della SIE, la Società Italiana di Ergonomia, e detiene una esperienza più che ventennale nel campo della interazione uomo-macchina.

StudioSandon fornisce consulenze e formazione specifica per gli adempimenti di cui al D.Lgs. 81 (Testo Unico Sicurezza).

 

PIANI DI EMERGENZA – VIE DI FUGA IN CASO DI INCENDIO

L’ergonomia sfrutta i principi e le conoscenze di psicologia cognitiva unitamente alle tecniche di wayfinding per suggerire una corretta redazione e implementazione dei piani di emergenza e delle vie di fuga in caso di incendio. Una particolare attenzione va posta in ambienti dove deve essere tenuto in conto l’interpretazione di segni e messaggi in relazione alla multietnicità e multicuturalità del personale addetto e dei lavoratori. La consulenza di un ergonomo cognitivo è quindi auspicabile nell’affrontare la gestione delle emergenze in ambiente di lavoro.

COSA SUCCEDE SE PREMO QUEL BOTTONE?

Un breve video su Youtube ci spiega come l’ergonomia cognitiva può aiutarci a prevenire errori e incidenti: guardalo ora

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BLOG di Ergonomia Cognitiva

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Socio di   logo_SIE Società Italiana di Ergonomia e Fattori Umani

Impatto di una stazione radiobase di telefonia mobile

Protezione della popolazione e legislazione di riferimento

Il rispetto dei valori limite a salvaguardia della popolazione e dei lavoratori è sostanzialmente determinato in base alle modalità indicate dai DPCM 8/7/2003, in attuazione della legge quadro nazionale n.36/2001.

Legge Quadro 22 febbraio 2001, n. 36 e decretazione attuativa

La legge quadro sui campi elettromagnetici (Legge 22 febbraio 2001, n. 36, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 55 del 7 marzo 2001) definisce:

  1. limiti di esposizione – valori che non possono mai essere superati in nessuna condizione di esposizione.

  2. valori di attenzione – valori da non superare nei luoghi dove è prevista una permanenza per più di 4 ore (case, scuole ed altri luoghi adibiti a permanenze prolungate)

  3. obiettivi di qualità – valori elettromagnetici più restrittivi a cui si deve far riferimento per il risanamento e da conseguire per la costruzione di nuovi impianti situati nei pressi di centri abitati, scuole, parchi giochi per bambini, ai fini di una progressiva minimizzazione dell’esposizione.

Limiti di campo elettromagnetico in Alta Frequenza:

Il successivo decreto attuativo DPCM 8/07/2003 (Appendice 1) ha poi fissato i seguenti tre limiti per i campi elettromagnetici generati a frequenze comprese tra 100kHz e 300Ghz:

limite di esposizione

20 V/m(*)

valore d’attenzione

6 V/m

obiettivo di qualità

6 V/m

(*) limite di esposizione per i c.e.m. a frequenze comprese tra 3 Mhz e 3Ghz.Per quelle tra 100kHz e 3Mhz il limite è 60 V/m; per quelle oltre 3GHz e fino a 300 Ghz il limite è 40V/m.

Campo elettromagnetico generato da un antenna

Per finalità di tipo protezionistico, il campo irradiato da un antenna è generalmente calcolato nella regione di campo lontano (detta anche regione di Fraunhofer con un termine derivato dall’ottica), dove la propagazione è sferica e il guadagno non dipende dalla distanza tra sorgente e punto ma solo dalla posizione angolare (bibl, [1]).

 

Modelli previsionali

Per la stima dei valori di campo elettrico attesi in un certo punto a distanza nota da una stazione radiobase (SRB) di telefonia mobile sono stati sviluppati vari modelli previsionali, utili in fase di pianificazione da parte degli stessi gestori e utilizzabili anche per stime di impatto.

In regioni di campo lontano in ambito urbano sono disponibili modelli statistici, il più noto dei quali è quello di Okumura-Hata, spesso utilizzato dai software di pianificazione.

Per il calcolo del contributo di SRB è disponibile un algoritmo di calcolo riportato nella norma CEI 211-10/2002, “”Guida alla realizzazione di una Stazione Radio Base per rispettare i limiti di esposizione ai campi elettromagnetici in alta frequenza”

Per la stima dei valori di campo elettrico generato da antenne di telefonia mobile si può poi fare ricorso a metodi di calcolo semplificato che utilizzano formule valide in condizioni di campo lontano e in situazioni di campo libero, trascurando fenomeni quali le riflessioni da parte del terreno, delle infrastrutture, della vegetazione eventualmente presenti. Tale procedura di calcolo risulta utile in termini protezionistici in quanto nella quasi totalità dei casi porta a sovrastimare i valori di campo, ed è pertanto da intendersi di tipo cautelativo. Tale sovrastima si verifica anche per distanze inferiori a quella di campo lontano, e quindi la semplificazione adottata riesce applicabile -nell’ambito sopra indicato- anche a distanze minori di quelle in cui si realizzano condizioni di propagazione per onda piana. (bibl, [4]).

In condizioni di campo libero il valore di campo elettrico nella regione di spazio radiativo lontano vale la relazione:

formula_campo_antenna

Dove E è il valore di campo elettrico espresso in V/m, P è la potenza dell’antenna, G il guadagno ed r la distanza le punto considerato dall’antenna.

Per un antenna alimentata con una potenza di 15 W ed un guadagno di 17 dBi (corrispondente ad un fattore moltiplicativo di 50), l’andamento del campo nella direzione di massimo irraggiamento raggiunge il valore limite di 6 V/m ad una distanza di circa 25 metri.

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Caratteristiche delle antenne

Le antenne utilizzate nelle stazioni radiobase di telefonia mobile (SRB) sono tipicamente delle schiere di elementi radianti disposti verticalmente, con uno schermo riflettente nella parte posteriore, inseriti in un contenitore di materiale plastico a protezione dagli agenti atmosferici. Le antenne hanno una forma stretta e lunga in senso verticale, di altezza compresa tra 1 e 2 metri e una larghezza orizzontale fra 15 e 20 cm.

Il diagramma di irradiazione di una antenna SRB è caratterizzato da un lobo di radiazione principale con una apertura ( a -3 dB) molto stretta sul piano verticale ( 5° -15°) e più ampia sul piano orizzontale (60° -90°).

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I bassi livelli riscontrati talora in prossimità delle antenne, in apparente contrasto con la vicinanza alla sorgente, può essere quindi spiegato dalla direttività delle antenne stesse, che non irradiano nello spazio in modo omogeneo, ma secondo dei fasci (un po’ come la luce di un faro) come evidenziato dalla figura che segue:

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Validazione delle stime previsionali con misurazioni strumentali

La bontà e attendibilità di una valutazione teorica tramite modellazione deve essere validata da una campagna di misurazioni in sito attraverso l’utilizzo di opportuna strumentazione.

Le norme tecniche cui riferirsi per le misurazioni sono sostanzialmente quelle contenute nella norma CEI 211-7 (2001-01), «Guida per la misura e per la valutazione dei campi elettrici e magnetici nell’intervallo di frequenza 10 kHz-300 GHz, con riferimento all’esposizione umana»

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In figura: misura di campo in prossimità di una stazione radiobase di telefonia cellulare

Bibliografia

1. Trichero, R.Stefanelli, A.Galardini, P.Gianola et al., Un metodo semplificato ma conservativo per la valutazione del campo irradiato nella regione di Fresnel, iXem Labs, Politecnico di Torino – Telecom Italia Lab

2. DPCM 8 LUGLIO 2003, Fissazione  dei  limiti  di  esposizione,  dei valori di attenzione e degli obiettivi di qualità per la protezione della popolazione dalle esposizioni a campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici generati a frequenze comprese tra 100 kHz e 300 GHz., GU n. 200 del 29-8-2003

3. Comitato Elettrotecnico Italiano, norma CEI 211-7 (2001-01), «Guida per la misura e per la valutazione dei campi elettromagnetici nell’intervallo di frequenza 10 kHz-300 GHz, con riferimento all’esposizione umana»

4. De Donato, Rovere, Bagli, La stima dei livelli di campo elettrico prodotto da antenne radiotelevisive e di telefonia mobile in relazione al processo di pianificazione territoriale comunale, ARPA Emilia Romagna, sez.Rimini

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